Rapporto OMS. Con il greenwashing bimbi obesi

Il rapido accrescimento dell’obesità, secondo l'OMS, è causata dalla pubblicità dei cosiddetti cibi spazzatura che nuoce alla salute dei bambini. Dalla colazione alla cena, un bambino assume in media 3.500 calorie giornaliere.
 
L’importanza e lo stretto legame del binomio “alimentazione e buona salute” è sottolineata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che considera nutrizione adeguata e salute diritti umani fondamentali. L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente incidono sullo sviluppo, sul rendimento e sulla produttività delle persone, sulla qualità della vita e sulle condizioni psico-fisiche con cui si affronta la vita. Infatti a livello psicologico, l’obesità può stravolgere completamente la vita di una persona: chi è obeso spesso viene isolato e sottoposto a una vera e propria stigmatizzazione sociale, che rende difficile qualunque tipo di socialità. In particolare, i bambini in sovrappeso tendono infatti a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento che spesso si traduce in ulteriori abitudini sedentarie.
Inoltre una dieta corretta è un validissimo strumento di prevenzione per molte malattie e di trattamento per molte altre. Il rapido accrescimento dell’epidemia dell’obesità, secondo OMS, è causata dalla pubblicità dei cosiddetti cibi spazzatura che nuoce alla salute dei bambini.
L’allarme giunge dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che nell’ultimo rapporto sull’obesita’ infantile sottolinea per i Governi l’urgenza di controlli piu’ severi sulle campagne pubblicitarie dei cosiddetti ‘cibi spazzatura’. Una stretta che riguardi non solo la pubblicita’ in tv, ma anche quella sui nuovi media. La promozione di cibi spazzatura, sottolinea l’Oms, è riconosciuta come uno dei fattori principali di rischio per l’obesità infantile e altre malattie croniche legate alla dieta. Anche se la tv resta il mezzo principale di queste campagne marketing, l’industria del cibo utilizza sempre più spesso nuovi canali pubblicitari, anche perché più economici, per raggiungere i bambini: in primis social network e applicazioni per cellulari. Il sovrappeso e l’obesità nei bambini sono anche il risultato di diverse cause che interagiscono fra loro: una scorretta o eccessiva alimentazione, una ridotta attività fisica, fattori di tipo genetico e familiare. Solo in rari casi si osservano obesità legate ad alterazioni ormonali.
Joao Breda, responsabile dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS sottolinea: che "In molti Paesi deve essere fatto di più a partire dai buoni esempi. La maggior parte degli Stati dell’Europa meridionale - spiega - ha optato per un approccio auto-regolatorio per controllare il marketing di cibo non sano rivolto ai bambini". Tuttavia, aggiunge, "questi modelli si sono dimostrati efficaci solo nei casi in cui i Governi hanno un forte ruolo di controllo".
Il Rapporto sull’azione di contrasto all’obesità elenca i principi guida chiarendo le aree di azione. L’azione dovrebbe coprire i settori governativi, essere internazionale e coinvolgere più attori e parti interessate. Proporre programmi e politiche efficaci nei settori, come ad esempio l’educazione, la salute, l’agricoltura ed il commercio, la pianificazione urbana e i trasporti. Nel rapporto si sollecitano anche il settore privato, inclusi l’industria alimentare, pubblicitari e commercianti, a revisionare le proprie politiche, sia volontariamente, sia come risultato di un’apposita legislazione.
La limitata capacità nei più piccoli di riconoscere gli intenti persuasivi delle pubblicità li rende particolarmente vulnerabili. Infatti, la letteratura scientifica sullo sviluppo cognitivo dimostra che un bambino con meno di cinque anni ha difficoltà a distinguere le pubblicità dai programmi televisivi perchè solo dagli otto anni si sviluppa una conoscenza adeguata degli intenti degli spot.
I bambini difficilmente riescono a non assecondare la reazione emotiva che si attiva in loro di fronte ad uno spot basato sui loro bisogni di appartenenza ed emulazione. Le grandi aziende alimentari conoscono questo delicato meccanismo e lo sfruttano per il proprio business. Il problema è che la scarsa consapevolezza degli svantaggi collegati ad un’alimentazione poco sana insieme ad una chiara enfasi sui vantaggi presunti di un tale stile alimentare inganevole è una delle cause principali dei dati epidemiologici sull’obesità.
 
Fonte: ilfattoalimentare.it, Ansa
 
 
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