Barbabietola: storia e curiosità

Originaria dell’Africa del nord, la barbabietola era già presente nel mondo greco, come attestano alcuni reperti archeologici,  con il nome di beta. Teofrasto ne parla col nome di τεῦτλον (tèutlon) e anche i romani la conoscevano come testimoniano Plinio il Vecchio e Columella. La Beta, infatti, veniva usata non solo come cibo, ma anche come medicinale.

Con il passare del tempo la barbabietola cominciò ad espandersi attraverso la Spagna e la Francia, grazie alle coltivazioni nei monasteri e, solo successivamente, grazie ai contadini. Inizialmente se ne consumavano solo le foglie e solo in un secondo tempo si incominciò a consumare anche la radice, in modo particolare la radice della barbabietola rossa, il cui sviluppo è strettamente legato alla scoperta dello zucchero che se ne può estrarre.
Nel XVII secolo l'agronomo francese Olivier de Serres annotò che la barbabietola cotta produce un succo simile allo sciroppo di zucchero, ma questa affermazione non ebbe seguito.
Successivamente, nel 1747, il chimico prussiano Andreas Sigismund Marggraf dimostrò che i cristalli dal sapore dolce ricavati dal succo di barbabietola erano gli stessi che si ottenevano dalla canna da zucchero, ma fu solo un suo allievo, Franz Karl Achard, che cominciò a produrre commercialmente lo zucchero, aprendo una prima fabbrica nel 1801 a Cunern, nella Bassa Slesia (al tempo regione prussiana, oggi in Polonia).
Ai primi dell'Ottocento, comunque, lo zucchero di canna era ancora diffusissimo, ma le guerre napoleoniche, con il blocco dell'importazione dello zucchero di canna (1806), fecero sì che la sperimentazione sulle barbabietole procedesse più speditamente, finché nel 1811 alcuni scienziati francesi mostrarono a Napoleone dei panetti di zucchero estratto da barbabietola. L'imperatore ne ordinò la coltivazione (su ben 32.000 ettari di terreno) e, grazie anche all'intervento del finanziere ed imprenditore Benjamin Delessert, che aprì in Francia il primo stabilimento ove si estraeva lo zucchero dalla barbabietola con il metodo di Achard, opportunamente perfezionato, nel giro di pochi anni sorsero più di 300 fabbriche di zucchero da barbabietola in tutta Europa.
Oggi l'Europa coltiva 120 milioni di tonnellate di barbabietole e produce 16 milioni di tonnellate di zucchero bianco; la Francia e la Germania sono i maggiori produttori ma, eccettuato il Lussemburgo, tutti i paesi dell'Unione Europea estraggono zucchero dalle barbabietole in quantità tale da soddisfare il 90% del fabbisogno.
In Italia la barbabietola viene coltivata dalla fine del XVII secolo, specialmente nella valle padana e nelle province di Ferrara e di Rovigo.

Curiosità
La barbabietola deve il suo tipico colore alla betaina, un pigmento solubile in acqua.
Dalle barbabietole viene ricavato un colorante naturale utilizzato dall'industria alimentare per la produzione di altri cibi. I coloranti naturali presenti nella barbabietola possono inoltre essere impiegati per la produzione di cosmetici, come i rossetti naturali, e per la tintura dei tessuti secondo metodi tradizionali.
Il succo della barbabietola macchia le dita, ma per eliminare il colore basta strofinare del limone sulle mani.
In pasticceria il succo di barbabietola, o la sua polpa, una volta cotta, viene impiegato per la colorazione naturale di creme e di dolci.
La barbabietola può essere consumata cruda, grattugiata o affettata sottilmente e semplicemente condita con del succo di limone, oppure lessata, cotta al forno o in padella.
È  un ottimo ingrediente da impiegare nella preparazione di minestre e di zuppe di verdura. Nei Paesi dell'Europa dell'Est ed in Russia le barbabietole rappresentano l'ingrediente principale nella preparazione del boršč (o borsch), una minestra a base di barbabietole rosse originaria dell'Ucraina e tipica del mondo slavo.

Fonte: alimentipedia.it; my-personaltrainer.it

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