Cardo: proprietà, storia e curiosità

Da dove arriva il cardo? Quali sono le sue origini? Che uso ne facevano le antiche popolazioni? Proviamo a rispondere insieme…

Le prime tracce del cardo sono state rinvenute in Etiopia e successivamente anche nei corredi funebri conservati nelle tombe egizie. Lo scrittore romano Plinio (23 d.C. - 79 d.C.), nella sua “Storia Naturale”, lo annovera fra gli ortaggi pregiati e varie leggende associano questo ortaggio al pastore siciliano Dafne, alla cui morte (grazie all'intervento di Pan e Diana), la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine, il “cardo” appunto. È da ricordare ancora che anche nelle tradizioni ariane il cardo era associato al dio Thor (dio della guerra e dei fulmini). Fin dai tempi antichissimi germogli e semi di cardo servivano poi per produrre il caglio dei formaggi, ma solo nel ‘500 si hanno le prime testimonianze della sua presenza in cucina, e delle sue tecniche d’imbiancamento. Due medici della corte sabauda, alla fine del XVI sec. scrivevano: “i cardi si mangiano ordinariamente nell’autunno e nell’inverno fatti teneri e bianchi sotto terra”. Nel ‘700 il rinomato libro di cucina “Il Cuoco Piemontese” cita la ricetta più classica a base di cardi: la bagna cauda (o caoda), piatto simbolo della gastronomia del Piemonte. Nel corso dei secoli le coltivazioni di cardi hanno aiutato i poveri contadini a sopravvivere quando il carciofo spopolava in Europa e arricchiva le tavole dei nobili.
E’ molto interessante la storia che ha portato il cardo ad essere simbolo della Scozia e della sua squadra di rugby. Già nel 1470 l’effige del cardo appare su alcune monete d'argento emesse durante il regno di Giacomo III e, a partire dagli inizi del XVI secolo fu incorporato nello stemma reale della Scozia, e questo perché, secondo la leggenda, un manipolo di guerrieri scozzesi stavano per essere sorpresi nel sonno da un gruppo di vichinghi invasori, e si salvarono solo perché uno degli attaccanti mise un piede nudo sopra un cardo selvatico. Le sue grida diedero l'allarme e gli scozzesi, risvegliati, sconfissero come di dovere i danesi. In segno di ringraziamento la pianta fu chiamata Guardian Thistle (cardo protettore) e venne adottata come simbolo della Scozia. Non esiste alcuna testimonianza storica che sostenga questa leggenda, ma qualunque siano le sue origini, il cardo è uno dei più importanti simboli scozzesi da più di 500 anni.
Sotto il profilo estetico il cardo si presenta decisamente bene ed è stato ritratto in numerose opere e da molteplici artisti.

Proprietà
Grazie alla sua composizione il cardo si rivela un vegetale ricco di proprietà terapeutiche: composto prevalentemente da acqua (pari al 94 %) e fibre, presenta una buona concentrazione di sali minerali come potassio, ferro, sodio, calcio e fosforo, oltre che di vitamine, B e C.
Il cardo vanta proprietà depurative, disintossicanti e protettive nei confronti del fegato grazie ad una miscela di flavonolignani presente nei suoi acheni e chiamata silimarina. Questa miscela ha ottime proprietà depurative e protettive nei confronti e viene quindi impiegata in casi di intossicazioni causate da alcool, epatite, droghe. La silimarina è anche impiegata nei casi di intossicazione da funghi velenosi, nel caso specifico dell’Amanita Phalloides, fungo estremamente pericoloso.
Il cardo mariano è stato approvato negli Stati Uniti nel 1986 come trattamento delle malattie del fegato e viene ampiamente utilizzato per il trattamento dell’epatite alcolica, per la cirrosi e per l’epatite virale ed inoltre viene spesso consigliato ai pazienti che si sottopongono a chemioterapia per limitare i danni epatici.

Curiosità

  • Da gustare in Abruzzo nel brodo di cardo tipico nel periodo natalizio, c’è chi lo mangia sulla pizza come parmigiana o chi preferisce prepararci sfiziose insalate.
  • Il nome marianum del Cardo è legato alla leggenda secondo la quale sulle sue foglie caddero gocce del latte della Madonna, mentre nascondeva il bambino Gesù, durante la fuga in Egitto.
  • Il cardo è anche detto carciofo selvatico, caglio, cardo spinoso.
  • Si dice che le antiche popolazioni italiche  conobbero l’uso  del Cardo mariano, imparando dagli animali, infatti tutt’oggi talpe, istrici e cinghiali ne mangiano le radici.
  • In tempi antichi e tutt'ora in alcune zone della Toscana i semi di cardo e i germogli servono per fare cagliare il formaggio.
  • Recentemente il cardo trova impiego anche nella filiera energetica, poichè i semi possono essere utilizzati per la produzione di biodiesel, mentre la biomassa residuale per la produzione di energia termica.
  • Tra le molte varietà di cardo, oltre alle già citate, ricordiamo il cardo di Bologna senza spine, il piemontese cardo di Chieri, il pregiato cardo di Tours, il cardo gigante di Romagna, il cardo triste, con i fori rosso scuro, il cardo alato delle zone umide. 
  • L'annuale Sagra del cardo si tiene ad Andezeno, in provincia di Torino.
  • Il liquore di cardo selvatico è una bevanda alcolica della tradizione sarda. Di colore giallo paglierino e sapore piacevolmente amarognolo, spesso è confezionato in bottiglie di vetro trasparenti. Il decotto è un utile rimedio in caso di pressione bassa; per questo motivo chi soffre di pressione alta deve usare una certa cautela nel consumare il cardo.
  • Gli estratti di cardo, se assunti in modo eccessivo, possono avere effetti lassativi.
  • Itinerari in bici sulle tracce del cardo: Andezeno - Nizza.

Fonte: mr-loto.it; visitscotland.com;inherba.it

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