Dalla Cina con Rabarbaro

Non potevamo usare “titolo” diverso, visto che le prime informazioni sul rabarbaro giungono proprio dalla Cina.

È stato l’imperatore Shen Nung, vissuto nel 2.700 a.C., a descrivere nel suo libro di erbe medicinali, le proprietà terapeutiche e le qualità naturali della pianta di rabarbaro.
La collocazione geografica della Cina insieme all’isolamento millenario dalle altre culture, aveva fatto si che questa pianta restasse sconosciuta al mondo intero fino alla metà del 1200. Solo con Marco Polo e lo sviluppo dei traffici commerciali, si ebbe una graduale diffusione, tanto che oggi, oltre ad essere impiegata come pianta ornamentale, viene usata sia in medicina sia nel settore enogastronomico.
L’etimologia del nome rabarbaro, nonostante le origini asiatiche del vegetale, deve essere ricercata in Europa dall’unione delle parole greche: “ra” che sta a significare pianta e “barbaron” che invece fa riferimento alle popolazioni barbare, le prime a coltivarlo.
Sulle origini della prima parte del nome, tuttavia, non vanno tralasciate alcune e diverse formulazioni: in primis, l’accostamento del termine Rheum = rha, alla denominazione latina del fiume Volga. Rha nell’antica lingua della Moscovia (finnico) significa radice (Cattorini).  Dioscoride (I sec. d.C.) descrive una radice chiamata “ra” o “reon” le cui caratteristiche coincidono con quelle del rabarbaro.
Celso (I sec. d.C.) cita un prodotto chiamato “RadixRhaponticum” (nome romano del Mar Nero) perché dalla Cina seguiva questa via per arrivarea Roma.
La pianta del rabarbaro (Rheum Officinale) appartiene alla famiglia delle Polygonaceae. Le innumerevoli proprietà curative, sommate alla provenienza: si dice che provenga dal Pianeta Venere, uno dei quattro pianeti del sistema solare conosciuti nel mondo antico, gli attribuiscono la qualità di erba magica tanto da essere utilizzata nel campo esoterico legato agli incantesimi di protezione e di fedeltà.
Secondo la cultura popolare “Cucinare una torta al rabarbaro, può legare due amanti per l’eternità”.
Le varietà di rabarbaro (almeno 60 nel mondo) attraverso la forma e la colorazione, consentono di comprendere meglio qual è l’impiego più congeniale della pianta.
Ad esempio se si è davanti a un’esemplare di Rheumpalmatum, pianta dalle larghe e ben disegnate foglie,la destinazione a pianta ornamentale è sicuramente un valore aggiunto per l’abbellimento di parchi e giardini.

Fonte:alimentipedia.it/rabarbaro.html; goleminformazione.it; stile.it; vecchiaerboristeria.it;


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