La frutta secca fa bene alla salute, meglio se biologica

Tipico alimento invernale, di uomini ma anche di animali, la frutta secca ha sempre fatto parte delle strategie alimentari di tanti popoli, italiani compresi. Facilità di coltivazione (anche gli alberi non curati producono), rusticità (spesso non servono trattamenti di difesa o concimazioni spinte), disponibilità a qualsiasi altitudine (montagna compresa), semplicità di conservazione, ricchezza di sostanze nutrienti, piacevolezza al palato per i gusti di tutte le età, sono da sempre i punti di forza della frutta secca con il guscio.
 
A livello industriale, ormai entrano in molte ricette e preparazioni: dolci, gelati, creme spalmabili, merendine, cereali da prima colazione. La moderna scienza dell’alimentazione forse non esalta la frutta secca, ma sicuramente la riconsidera, in maniera particolare per le strategie alimentari vegetariane. Apporta infatti un interessante quantitativo di fibra vegetale; contiene grassi di ottima qualità, ben digeribili (le più ricche sono le noci, con il 60% del peso); possiede una buona riserva di proteine di buon valore biologico (29% nei pinoli); è ricca di vitamine del tipo B (anche in percentuale superiore ai legumi), D ed E (soprattutto in mandorle e nocciole). Eccezionale il tenore dei sali minerali: fosforo, ferro (soprattutto in pinoli, arachidi e noci), rame, potassio. Altro punto a favore di questi alimenti è la loro ricchezza di acidi grassi omega 3, soprattutto in noci e mandorle (meno in nocciole e arachidi, con una composizione dei grassi più simile a quella dell’olio d’oliva) con i riconosciuti benefici effetti sulle malattie cardiache, le artriti e altre forme infiammatorie. Naturalmente, l’elevato contenuto di grassi rende la frutta secca ipercalorica: la maggior parte delle varietà apporta più di 550 calorie ogni 100 grammi.
È bene, perciò, cercare di evitare di sgranocchiare frutta secca alla fine dei pasti (soprattutto quelli già abbondanti delle festività natalizie): meglio inserirla all’interno delle diverse portate, o, ancora meglio, gustarla a colazione, quando si ha ancora davanti la giornata per poterla bruciare. Ideale quindi per colazioni e spuntini, specie se si fa attività fisica, si possono sbriciolare un paio di noci nell’insalata, o scegliere come break di metà mattina un piccolo panino alle noci o, ancora, distribuire qualche pinolo o mandorla nella macedonia o nello yogurt bianco, o nelle paste con sughi di ortaggi.
Anche se il guscio è già di per sé un’ottima barriera naturale, è sempre meglio preferire l’acquisto della frutta secca di coltivazione biologica dove, durante tutto il ciclo di produzione e trasformazione, non si fa uso di alcun prodotto della chimica di sintesi, all’interno di una filiera completamente certificata.

Come sceglierla bene e mantenerla fresca
La frutta secca appare come un prodotto stabile per lungo tempo. È vero solo in parte, perché i grassi di cui è ricca irrancidiscono facilmente provocandone lo scadimento del sapore e del valore nutritivo. Inoltre, un prodotto mal conservato (soprattutto in ambienti umidi) o troppo vecchio, perde la croccantezza data dalla tostatura. La frutta secca andrebbe acquistata in confezioni sottovuoto o, comunque, sigillate in modo opportuno, soprattutto se sgusciata. Il guscio, infatti, è la migliore e la più naturale confezione disponibile, progettata dalla natura per conservare il frutto al suo interno per parecchio tempo. A casa, è preferibile mantenerli in luoghi scuri, asciutti e in contenitori di vetro scuro o di plastica. Se si acquista sfusa, è bene accertarsi che il negozio abbia un grande ricambio di prodotto. La frutta secca in guscio deve risultare pesante nella mano per essere sana. Sul cartello di vendita, nel rispetto della normativa europea, si devono leggere chiaramente le seguenti indicazioni: varietà in relazione alla specie; origine del prodotto; categoria; prezzo per unità di peso. La frutta in guscio può essere aggredita da larve di insetti. Il fenomeno è invisibile dall’esterno ma lo è, chiaramente, una volta sgusciato il prodotto: dunque basta scartarlo.

Fonte : http://www.cucina-naturale.it/

 
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