Scatologia della vita quotidiana

Se si trattasse d'arte, sarebbe l'idea del caduco che viene confezionata, letteralmente inscatolata, proposta e poi venduta al pubblico per risvegliare la coscienza collettiva sul destino delle cose che vivono. Ma è mera questione di riciclo e, allibiti dallo spettacolo dello spreco dei forti, proviamo a turarci il naso davanti alle urgenze dei più deboli. Perciò vorremmo parlare di Humanure, termine che comprende le tecniche di riciclo dei rifiuti organici umani usati per fertilizzare le colture agricole.
Non c'è motivo di scandalizzarsi e a coloro che arrossiscono rammentiamo l'origine di due delle fonti di energia alla base di ognuno dei nostri sistemi: "oro nero" e "gas di città" (petrolio e metano) sono i prodotti della trasformazione di materiale biologico, di materia organica in decomposizione. Tali prodotti, lavorati e raffinati, sostenuti i nostri doveri e il nostro divertimento, diventano il veleno che assumiamo ad ogni respiro.
Quello che potrebbe apparire come un comportamento estremo, adottato da comunità ai margini, in realtà trova storicamente la sua applicazione in società evolute (ma, come direbbe Edward B. Tylor, ogni società lo è) disposte in diversi luoghi del pianeta. Gli esempi che ci vengono in mente riportano agli angoli di mondo dove da sempre, e ancora oggi, le varie forme di umanità si formano e interagiscono ogni giorno con ciò che nasce e con ciò che si estingue, con ciò che rimane e con ciò che ritorna, non solo dal punto di vista ideologico o rituale ma anche e soprattutto in prospettiva materiale, di vera necessità naturale.
Questi angoli di mondo non sono così remoti o nascosti: si dispongono variamente nei territori in via di sviluppo, ma eventualmente anche nelle periferie delle metropoli moderne.
Ai livelli più elementari, il riciclo è essenziale quando è fondante cadenzare il tempo per segnare il suo ritorno, affinchè esso non fugga via ristabilendo il caos nella dimenticanza, come accade nelle regioni dei Grandi Laghi in Africa tra i Nande, dove il bananeto che darà la birra (obwavu) e la polenta (ovundu) cresce sui resti dei capi tribù; in situazioni diverse, nel Giappone rurale e urbano descritto da Edward S. Morse, il recupero dei rifiuti organici corrisponde alla pratica utile del mantenimento della pulizia nei centri popolati parallelamente alle occorrenze del suolo nativo, quando la terra è povera e non dà frutti.
Beninteso, tali abitudini sono ancora radicate al giorno d'oggi quasi esclusivamente nelle nazioni in via di sviluppo e gli esperti sconsigliano in modo netto l'uso delle feci umane come fertilizzante, definendolo rischioso per via della presenza di parassiti che possono condizionare la qualità del prodotto agricolo. Tuttavia, una trasformazione sicura dei rifiuti umani in compost è possibile, con la raccomandazione però che quest'ultimo venga usato essenzialmente nelle colture floreali e non negli orti e nei campi di cereali.
Di diversa opinione è Joseph Jenkins che, nella sua Guida per ridurre a compost i rifiuti organici umani, propone argomenti radicali partendo dall'idea "quantistica" secondo la quale la Terra è considerata un organismo e gli uomini ne sono i parassiti che, oltretutto, producono scorie e rifiuti senza riuscire a recuperarli. "We do not recycle waste", dice Jenkins e, partendo dal paradosso semantico insito nel termine inglese waste (rifiuto, scoria ma anche spreco), afferma che in natura nulla va perso e che quindi lo humanure (neologismo ibrido composto dalle parole human + manure, letteralmente concime umano)  è una risorsa organica materiale ricca di elementi nutrienti per il suolo. In pratica, esso può tornare alla terra se convertito in humus attraverso processi di compostaggio.
Lo humanure”, recita il Manuale, “è l’insieme delle feci e dell’urina umane ed è una delle maggiori cause di inquinamento in tutto il mondo. E’ anche fonte di organismi conduttori di malattie. Quando viene riversato nell’ambiente come rifiuto, crea inquinamento ed è un pericolo per la salute pubblica. Quando invece viene riciclato, i rischi per la salute e per l’ambiente vengono eliminati. Il concime umano contiene anche importanti sostanze di nutrimento per il terreno che possono aumentare lo sviluppo e la crescita delle piante. Proprio per questi motivi bisognerebbe riciclare feci e urina umane ogniqualvolta sia possibile”.
In effetti, tutto sembra possibile. Ma gli angoli di mondo a cui accennavamo sopra, si amplificano e diventano poliedrici così come le scorie e i rifiuti, trasformati in colline che modificano il paesaggio, come monumenti che delineano il territorio e ne fanno parte, segnando le crisi dei Governi di intere nazioni.
C'erano il sole, l'acqua e la terra; la mente umana e la forza degli animali facevano il resto. E ora, almeno una domanda sulla necessità del riciclo assoluto sorge spontanea: quando una parte considerevole dei frutti della terra viene sprecata nel disprezzo della fame nel mondo, a chi può giovare la produzione serrata di concimi, di fertilizzanti e di organismi geneticamente modificati?
La risposta al quesito sta, probabilmente, tra le righe degli Statuti delle Multinazionali delle biotecnologie agrarie.
Coloro che confidano in soluzioni artigianali, personificano forse la reazione disperata al disastro in atto, ragionevolmente incomprensibile.

Fonti: Culture and Civilization - Edward Burnett Tylor, 1971, Luoghi e Corpi - Francesco Remotti, 1993, Japanese House and their Surroundings - Edward Sylvester Morse, 1885, The Humanure Handbook - Joseph Jenkins, 2005 (consultabile in rete, anche in italiano)

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