FAO: Lo spreco del cibo è un problema globale

Allarmanti i dati diffusi da Fao, agenzia dell’Onu per l'alimentazione. Ogni anno la metà del cibo che viene prodotto nel mondo, circa 1.3 miliardi di tonnellate, finisce nella spazzatura.
 
Il dato più significativo che emerge dal “Rapporto sulle conseguenze ambientali dello spreco di prodotti alimentari” (Food Wastage Footprint) presentato a Roma dal direttore generale dell’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione, José Graziano de Silva, riguarda lo spreco a livello mondiale; ogni anno una quantità di cibo pari a 750 miliardi di dollari viene buttato nella spazzatura. Per farsi una idea del danno, basta immaginare di prendere i Pil di Turchia e Svizzera e buttarli nella spazzatura.
Non possiamo permettere – ha detto De Silva - che un terzo di tutto il cibo che produciamo finisca nei rifiuti o vada perso a causa di pratiche inadeguate, quando 870 milioni di persone soffrono la fame ogni giorno”.
Nello studio viene marcato come costi e conseguenze dello spreco non siano solo di tipo economico. Importanti sono anche i costi ambientali, pari a 3,4 miliardi di tonnellate di co2. Il volume globale dello spreco di cibo è stimato in 1,6 miliardi di tonnellate di prodotti primari mentre lo spreco di cibo commestibile è pari a circa 1,3 miliardi di tonnellate, per un totale di quasi tre miliardi di tonnellate che finiscono nella spazzatura di tutto il mondo. Lo studio inoltre valuta anche le conseguenze che lo spreco alimentare ha su acqua e biodiversità. Per dare un'idea dell'enorme inquinamento, basti pensare che per coltivare, stoccare e portare sulle tavole le tonnellate di cibo che non vengono mangiate, si sfrutta una quantità d'acqua pari al flusso che il fiume russo Volga ha in un anno.
Coldiretti, a seguito di un'analisi di Waste Watcher, dopo la diffusione del rapporto Fao sugli sprechi alimentari, ha calcolato che in Italia ogni cittadino “…ha buttato nel bidone della spazzatura 76 chili di prodotti alimentari durante l'anno, riducendo negli ultimi 5 anni circa il 25% degli avanzi”. In 5 anni si è ridotto di un quarto il nostro rifiuto alimentare. Coldiretti applaude al contenimento degli sprechi, “forse l'unico aspetto positivo della crisi che ha determinato una maggiore attenzione alla spesa, ma anche alla preparazione in cucina e alla riutilizzazione degli avanzi”. Dall’inizio dell’anno da più parti si discute, anche, della possibilità di abbandonare le rigide regole che impongono alla Gdo di distruggere gli alimenti ormai giunti alla data di scadenza (per la vendita). In molti casi sono alimenti che potrebbero benissimo essere consumati. In Grecia i supermercati hanno avuto il via libera alla vendita di prodotti scaduti, anche in Italia sugli scaffali dei supermercati compaiono offerte in saldo di prodotti vicini alla scadenza. Altroconsumo propone di: ".. usiare il buon senso, la dicitura da consumarsi preferibilmente entro... significa solo che l'alimento entro questa data garantirà il proprio valore nutrizionale, anche in termini di gusto e aroma, una volta passata la data le caratteristiche del prodotto potrebbero venire alterate o compromesse. Questo non significa che non sia più commestibile o sicuro, semplicemente non avrà lo stesso apporto di nutrimenti dichiarato o magari ne risentirà in termini di gusto”.
 
Fonte: fao.org ;  Il Sole 24 ore
 
 
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