Ogni anno metà del cibo mondiale diventa rifiuti

Una gran parte dei rifiuti prodotti ogni anno a livello planetario è composta da cibo. Si proprio una delle principali emergenze e delle carenze del pianeta, rappresenta lo sperco maggiore dell'uomo. Ogni 365 giorni finiscono nelle discariche circa due miliardi di tonnellate di cibo commestibile.
 
E' quasi la metà dei prodotti alimentari, quella che non arriva sulle tavole e finisce tra i rifiuti. Un dato allarmante che scaturisce dall'analisi di "Global Food Waste Not", il rapporto dell'istituto londinese Ime (Institution of Mechanical Engineers), di cui ha dato notizia oggi il The Guardian.
Cause molteplici e disparate sia per i paesi ricchi, sia per quelli poveri le ragioni di questo spreco alimentare. Un lusso che non ci si può permettere e a cui l'istituto chiede di porre un freno, soprattutto in previsione dell'aumento della popolazione terrestre di circa 3 miliardi di unita entro la fine del secolo, come stimato dall'ONU. Se l'opulenza occidentale e del cosiddetto primo mondo permette lo spreco in virtù di normative restrittive "le date di scadenza troppo ravvicinate" indicate sulle etichette e da pratiche e stili di vita non sostenibili basate sul consumismo sfrenato, in quelli del terzo e quarto mondo sono le tecniche e le tecnologie agricole arretrate a determinare lo sperpero di cibo. Esaustivi alcuni dati.
In Gran Bretagna un terzo delle colture non viene neppure raccolto, perchè non soddisfa i "canoni estetici" dei rivenditori, e in diverse aree del pianeta come gli U.S.A. e l'UE, i consumatori gettano fino alla meta' del cibo che hanno precedentemente acquistato. Esercitando un'inutile pressione sulle risorse terrestri come testimoniano i circa 550 miliardi di m3 di acqua che vengono utilizzati a livello globale per la crescita di colture che non raggiungeranno mai il consumatore. All'attuale ritmo la domanda di acqua per la produzione alimentare potrebbe raggiungere i 10-13000miliardi di m3 l'anno entro il 2050. Valore di 2,5-3,5 superiore al totale utilizzo umano di acqua dolce oggi. Consumo che comporterebbe un aggravamento della carenza idrica, attualmente endemica per alcune regioni, traslandola in tutto il mondo. Un problema quello dell'acqua che sarà di vitale importanza nel prossimo futuro, come ricorda lo stesso rapporto se le diete dei paesi industrializzati continueranno ad essere prevalentemente orientate alla carne "ci vogliono 20-50 volte la quantità di acqua necessaria a produrre 1 kg di  ortaggi, per l'equivalente di carne". "Poiché le risorse acqua, terra ed energia sono sempre più sotto pressione per le aumentate esigenze umane, sarà necessario impegnarsi nello sviluppo di metodi più efficienti di coltivazione, trasporto e conservazione degli alimenti, per prevenire la proliferazione di rifiuti alimentari. Per far si che questo accada governi, agenzie per lo sviluppo e organizzazioni, come le Nazioni Unite, dovranno lavorare in sinergia per aiutare gli individui a cambiare mentalità in materia di rifiuti e scoraggiare gli sprechi da parte di agricoltori, produttori di generi alimentari, supermercati e consumatori."
Il Rapporto completo in formato PDF (eng)
 
Fonte: ANSA, Ime
 
 
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