Stop a carbone e petrolio, largo all’energia pulita

Le prossime elezioni nazionali sono imminenti, ma la politica tace su questioni che riguardano la nostra salute, il lavoro, i cambiamenti climatici, lo sviluppo del Paese. È il momento di pretendere risposte serie e immediate. A denunciarlo è il responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, Andrea Boraschi.
 
L’associazione ambientalista ha lanciato una petizione online – www.iononvivoto.org – alla quale si sono già associati 45mila utenti. Lo scopo del dissenso è indurre i cittadini italiani a non votare le forze politiche che dimostrano scarso interesse per la protezione ambientale.
IoNonViVoto.org: non è una campagna astensionista. Al contrario recita: “chiediamo a tutti i leader politici e a chi si candida a governare il Paese se sono amici del carbone e del petrolio. Il Paese ha bisogno d’impegni precisi per salvaguardare ambiente, salute, economia e occupazione. La nostra sfida alla politica fossile è partita. Le questioni evidenziate da Greenpeace e avallate dalle migliaia di e-mail pervenute, vertono sullo sfruttamento sconsiderato dei giacimenti petroliferi nel Mediterraneo, contro le emissioni delle centrali a carbone operanti in Italia e a favore delle fonti rinnovabili”.
A parte lo scarso interesse della politica nei confronti delle tematiche ambientali, il nostro paese non è immune da altri interrogativi, che se rimarranno tali, precluderanno ogni possibilità per perseguire uno sviluppo sostenibile in Italia. Come ad esempio le centrali a carbone, le piattaforme off-shore in mare e la scarsa attenzione in ricerca di fonti rinnovabili per l’approvvigionamento energetico della nazione.
Centrali a carbone: in Italia sono in funzione 13 impianti termoelettrici a carbone, dislocate tra nord e sud che inquinano l'aria e il clima. L'Ilva non è solo a Taranto, ma è un problema nazionale. I dati del 2011 inerenti al carbone sono preoccupanti: abbiamo immesso nell’atmosfera 35 milioni di tonnellate di anidride carbonica per produrre “solo” il 13% del fabbisogno energetico, creando spese per oltre 2,6 miliardi l'anno. “Danni” non solo economici, perché, secondo studi di Greenpeace il carbone in Italia è responsabile di circa 570 morti premature l'anno.
Trivelle in mare: il disastro ecologico avvenuto nell’aprile del 2010 nel Golfo del Messico – causato dalla Deepwater Horizon – potrebbe ripetersi nel Mediterraneo. Infatti in Italia esiste, non essendo presente una legislazione in materia che vieti l’attività delle piattaforme off-shore, la possibilità per le multinazionali di trivellare i fondali marini del Mare Nostrum per estrarre i 10,3 milioni di tonnellate di petrolio “censiti” ad oggi. Una minaccia in grado di distruggere gli ecosistemi marini e le economie locali. La spesa prevista per lo sfruttamento ammonta a 15 miliardi di euro, denaro che viceversa potrebbe essere investito nella ricerca sulle fonti rinnovabili creando 200 mila nuovi posti di lavoro.
Energia pulita: l’energia prodotta da fonti rinnovabili rappresenta il presente ed il futuro energetico del pianeta. Solo questa strada garantisce un’efficienza energetica ed economica capace di tutelare il clima. Negli ultimi tre anni gli impianti installati – di fotovoltaico, eolico e termico – sono aumentati nel mondo del 60% garantendo una produzione energetica di oltre la metà del fabbisogno energetico e creando a livello mondiale 5 milioni di nuovi posti di lavoro.
L’International Energy Agency (IEA) ha stimato che per ogni dollaro d'investimento mancato, da qui al 2020, in fonti rinnovabili, efficienza e ammodernamento delle infrastrutture energetiche, ne serviranno poi 4,3 per riparare all'aumento delle emissioni di gas serra. L’UE prevede che le rinnovabili arrivino a coprire il 30% dei consumi energetici al 2030 e il 50%‐75% al 2050. Oggi vento, sole e le altre fonti di energia pulite danno lavoro ad almeno 120.000 persone in Italia.
La politica sembra non essersene accorta, però.
 

Link alla campagna

 

Fonte: Greenpeace Italia, zeroemission.

 
 
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