Svezia: le etichette dei cibi indicano le emissioni di Co2

Svezia: le etichette dei cibi indicano le emissioni di Co2

Il paese scandinavo è il primo al mondo che nelle etichette alimentari indica, oltre alle informazioni legate al contenuto degli stessi, anche la quantità di anidride carbonica emessa per produrli, mettendo in rapporto diretto nella valutazione gli effetti che i cibi hanno sulla salute e sul clima.

La Svezia è la prima nazione che introduce delle nuove norme per le etichette alimentari, costringendo i produttori a mettere in chiaro su ciascun prodotto non solo la composizione, le proprietà energetiche, le calorie e quant'altro conosciamo già, ma sarà presente anche la quantità di emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici, derivanti dal ciclo di produzione. Eco-Friedly vengono definite, ma il governo svedese le ha catalogate come "climate certified" e prendono ispirazione da quanto fatto da un piccolo produttore di latte a nord di Stoccolma, che grazie ad uno scrupoloso utilizzo delle risorse energetiche ed una notevole riduzione nell'utilizzo di fertilizzanti di sintesi a favore del concime naturale, ha evidenziato nel suo prodotto anche questo dato.
E' un passo in avanti notevole nella concezione della salute pubblica, infatti tale provvedimento rende esplicito il rapporto che intercorre tra salute, alimentazione e clima.
Bisogna partire dalla considerazione che circa un quarto delle emissioni legate allo stile di vita di noi occidentali proviene direttamente dalla tavola, o meglio dalla produzione degli alimenti che poi troviamo sulla nostra tavola, con gli allevamenti intensivi di bovini che la fanno da padrona.
Tale etichettatura è la prima al mondo, se escludiamo il caso della Coca Cola, e deriva dalle linee guida per la nutrizione pubblicate durante l'estate dall'autorità nazionale svedese per l'alimentazione. E' chiaro che il calcolo deve tener conto di tutti quei passaggi produttivi che incidono nell'emissione di co2 in atmosfera, dalle serre al trasporto per capirci, e varia da località a località, ma il passo svedese è seriamente meritorio, anche se ha sollevato alcune proteste tra gli allevatori che però ora si dovranno adeguare alle nuove norme;come ad esempio rivedere l'alimentazione del bestiame, rinunciando al foraggio d'importazione per quello locale, o trasformare gli impianti di riscaldamento delle serre in impianti alimentati da energie rinnovabili.
In questo modo anche il concetto stesso di produzione biologica dovrà essere modificato, stoppando quella tendenza imprenditoriale che sta trovando nel biologico un nuovo businnes senza molti principi.
Ecco quanto riportano alcune etichette svedesi. Un chilo di farina d’avena, 870 grammi di anidride carbonica, un hamburger di carne bovina, 1,7, mentre un sandwich di pollo, 400 grammi.

  • leggi qui l'articolo originale del New York Times

Fonti: New York Times, Blogeko.info, Impariamo a riciclare.

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