Tracciare il percorso dei rifiuti

Lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi è una delle fonti di approvvigionamento delle Ecomafie. Parliamo di un business che rende alla criminalità circa 22 miliardi di euro all'anno stimati in oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti. Tracciarne il percorso significherebbe interrompere la tratta.

Si chiama RFID, che è un acronimo che sta per Radio Frequency IDentification o Identificazione a radio frequenza, una tecnologia per l' identificazione automatica di oggetti, animali o persone basata sulla capacità di memorizzare e accedere a dati usando una tecnologia specifica. Nella fattispecie si tratta di applicare ad un determinato oggetto un microchip che contiene dati e un'antenna. In questo modo il microchip trasmette ad un apposito apparecchio per la ricezione il suo segnale, in modo da individuare il percorso e l'esatta posizione dell'oggetto. Se si pensa che questa sia una delle tecniche di pedinamento viste nei film non si sbaglia di molto, ma l'apparecchio in questione potrà essere applicato ai rifiuti pericolosi che vengono smaltiti quotidianamente in Italia.
Il mercato dello smaltimento illecito frutta alla criminalità organizzata italica capitali sufficienti da equipararlo alle finanziarie di molti governi, e i risultati in materia di contrasto non sono sufficienti a tagliare la gambe ad un mercato, che non solo arricchisce le ecomafie, ma incide pericolosamente sulla salute delle persone e dei territori dove avviene lo smaltimento illecito. Il CNR ( il consiglio nazionale delle ricerche) ha messo a punto questo sistema che consente sia la tracciabilità (l'itinerario) dei percorsi che l'individuazione dei luoghi di carico e scarico (anche parziale): il sistema, composto di un'unità transponder GPS/GPRS/GSM da montare su mezzi di trasporto dei rifiuti, comunica a un sistema centrale la posizione del veicolo, le variazioni di peso e di rotta.
Attraverso questo sistema sarà possibile, sostengono gli studiosi italiani, monitorare in modo evoluto i rifiuti e impiegare la tecnologia in modo intelligente contro le ecomafie.
Impiegando questi piccoli dispositivi elettronici, in grado di trasportare fino 2.000 byte di dati, si ottiene un risultato simile al codice a barre con la differenza che i sistemi RFID non devono essere né visibili né a contatto per essere letti (come succede con il codice a barre e le bande magnetiche). C'è da rilevare che i dati Europol segnalano che il 71% dei traffici sono di carattere internazionale (da uno studio Ue risulta che in 13 porti europei il 50% delle spedizioni di rifiuti registrano violazioni normative)
Nei mesi scorsi Greenpeace si avvalse di uno strumento simile per monitorare lo smaltimento illegale dei rifiuti tecnologici, svelandone una concreta realtà.

Fonte: Ansa, CNR

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