L'UE regolamenta il dumping cinese per il fotovoltaico

Pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE il Regolamento della Commissione dell'1 marzo 2013 che dispone la registrazione delle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino o di parti provenienti dalla Cina. Il regolamento prevede l'obbligo per le autorità doganali dei Paesi dell’eurozona di catalogare le importazioni dei moduli fotovoltaici per un periodo di nove mesi.
 
Provvedimento “che restituisce un po' di serenità a tutta l'industria europea e in particolare a quella italiana, aggredita da oltre due anni da pratiche di dumping insostenibili attuate dai produttori e dagli importatori di moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina”, afferma Alessandro Cremonesi, presidente di Ifi che riunisce l'80% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici. “Da quando la Commissione Europea ha aperto l'investigazione per valutare l'esistenza di pratiche di dumping e di sovvenzioni anticoncorrenziali i porti e le dogane europee sono state invase da decine di migliaia di tonnellate di moduli cinesi commercializzati a prezzi al di sotto del 50% del prezzo medio di mercato, proprio con l'obiettivo di anticipare l'apertura degli attuali procedimenti”. La registrazione delle importazioni costituirà, per Cremonesi, “un deterrente alle incontrollate e sfrenate importazioni dei produttori e importatori cinesi, in vista dell'imminente decisione della Commissione Europea, attesa entro il prossimo 6 giugno 2013, circa l'imposizione di dazi anti-dumping e anti-sovvenzioni in quanto, di regola, tale provvedimento sancisce la retroattività di 90 giorni dalla decisione sull'imposizione dei dazi”. La decisione di obbligare la registrazione delle importazioni si è resa necessaria in quanto “la Commissione dispone di elementi di prova sufficienti del fatto che le pratiche di dumping e di sovvenzione degli esportatori arrecano all'industria dell'Unione un grave pregiudizio difficilmente rimediabile”, si legge nel testo del Regolamento. In particolare, per ciò che concerne le pratiche di dumping la Commissione che “gli elementi di prova sono sufficienti in questa fase a dimostrare che gli esportatori in questione esercitano pratiche di dumping”. Un passo importante nell'indagine antidumping e antisussidio in corso contro la Cina. Così l'associazione dei produttori Eu ProSun commenta il nuovo Regolamento. “Il dumping è il vero problema del mercato solare europeo. La violazione giornaliera del diritto commerciale da parte della Cina distrugge migliaia di posti di lavoro nell'industria europea”, dichiara Milan Nitzschke, presidente Eu ProSun. “Se si consentisse alla Cina di ottenere in questo modo un monopolio nel settore solare le conseguenze sarebbero catastrofiche non soltanto per l'industria solare europea, ma anche per i subfornitori, i produttori di materiale e migliaia di installatori. Perché i monopoli non determinano certo la diminuzione, ma l’aumento dei prezzi”. La Commissione Europea ha dato inizio alla registrazione di prodotti di importazione in connessione con l'eventuale imposizione di dazi antidumping e di controbilanciamento su prodotti fotovoltaici dalla Cina. Gli importatori di moduli, celle e wafer fotovoltaici sono obbligati a dichiarare in dogana se i prodotti sono stati importati dalla Cina o fabbricati prevalentemente in Cina. Sui prodotti così registrati sarà possibile riscuotere a titolo retroattivo un dazio presso l'importatore. La procedura antidumping e antisussidio in corso a Bruxelles è stata originata da una denuncia dell'industria fotovoltaica europea, rappresentata da Eu ProSun. Da settembre dello scorso anno la Commissione Europea indaga su produttori cinesi e a giugno deciderà in merito a misure antidumping. Se i dazi saranno introdotti, potranno avere effetto retroattivo fino a 90 giorni, cioè a partire da marzo. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi antidumping su prodotti solari dalla Cina già nel 2012 che hanno determinato immediatamente un calo delle importazioni oggetto di dumping dalla Cina a partire da marzo 2012. Nel 2012 il mercato solare negli Usa è cresciuto, il numero degli impianti di nuova installazione è aumentato e la media dei prezzi al consumo è diminuita in misura corrispondente al progresso tecnologico. “Gli effetti sull'industria e sui consumatori statunitensi sono quindi positivi - conclude Nitzschke - Ciò dimostra l'assurdità di tutte le accuse di parte cinese secondo cui l'introduzione di dazi antidumping determinerebbe la perdita di posti di lavoro. Il numero dei posti di lavoro nel settore solare statunitense dopo l'imposizione dei dazi è aumentato. La concorrenza leale è evidentemente migliore dell'economia pianificata”.
 
Fonte: adnkronos
 
 
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