Che intensità del traffico e qualità della vita siano inversamente correlati è di facile intuizione. Ma un recente studio inglese ha messo in evidenza aspetti che vanno ben oltre il benessere personale, fino a individuare un’erosione del capitale sociale e del senso di comunità nei cittadini.
La signora A vive in Dovercourt Road, nella parte settentrionale di Bristol e nella sua strada considera cinque persone come amiche. La signora B ha più o meno la stessa età e vive in una casa simile appena girato l’incrocio, in Muller Street, ma di amici ne ha solo uno. Questione di personalità?
Non proprio, secondo la ricerca condotta da Joshua Hart, ricercatore all’Università dell’Inghilterra Occidentale. Il carattere da solo non basta. Se proviamo a prendere in considerazione anche il traffico troviamo che meno di 150 veicoli al giorno transitano in Dovercourt Road, contro gli oltre 21.130 che passano quotidianamente in Muller Street. A conferma che l’elevato volume di traffico incide non solo sulla qualità della vita personale, ma anche sulle relazioni umane.
È un tema molto sentito, nei paesi anglosassoni, quello dell’erosione del capitale sociale. Celebre, a riguardo, il volume di Robert Putnam “Bowling Alone”, un’acuta inchiesta sulla perdita dei legami interpersonali nell’America rurale. Una tendenza diffusa pure a Bristol, a causa anche dell’aumento del parco circolante in tutta l’area urbana.
Joshua Hart ha messo sotto osservazione tre strade cittadine, con flussi di traffico molto diversi: le citate Muller Street e Dovercourt Road (rispettivamente con intensità forte e leggera) insieme a Filton Avenue, giudicata a valore intermedio. Il ricercatore ha poi tracciato una mappa dei movimenti da parte dei residenti, a cui è stato inoltre chiesto di identificare i propri “amici” e di indicare cosa considerare come “la propria casa”. I risultati dell’indagine sono sorprendenti. In media gli abitanti di Muller Street hanno circa un quinto degli amici di chi vive in Dovercourt Road, e solo la metà del numero di conoscenti. A fronte delle dichiarazioni disarmanti dei cittadini di Muller Street, gli altri riportano commenti positivi, sia in termini comunitari che di responsabilità personale: aiuto reciproco, frequenti rapporti di buon vicinato, visite e interesse per le questioni di quartiere.
Non solo, dove il traffico risulta maggiore i residenti sono stati costretti a prendere drastiche soluzioni per adattarsi a rumori ed inquinamento. La maggioranza dichiara di vivere nelle stanze posteriori, le finestre della casa restano chiuse, i bambini non giocano in strada, spesso si scelgono tende dal colore scuro per nascondere la patina grigiastra creata dalle emissioni dei veicoli. Un quadro sconfortante in cui molti pensano che l’intera Muller Street debba essere rasa al suolo e ricostruita, che manchino spazi d’aggregazione e che litigi e schiamazzi siano ormai all’ordine del giorno.
Gli effetti del traffico minano l’intera società, suggerisce Hart. Le politiche di trasporto – aggiunge – non tengono conto della crescita esponenziale di automobili, mentre alcune proiezioni stimano che nel 2031 circa cinque milioni di vetture in più intaseranno le città inglesi. Ma attenzione: Bristol non è un caso isolato, Bristol possiamo essere tutti noi.
Fonte: http://www.guardian.co.uk/environment/2008/sep/19/ethicalliving.automotive
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