West Virginia. Gli interessi delle lobby industriali non tutelano il cittadino e l’ambiente

Nel fiume Elk a Charleston, uno dei fiumi più grandi dello Stato della West Virginia, sono stati sversati 28.000 litri di sostanze chimiche costringendo i 300.000 residenti a non usare l’acqua del rubinetto. Le autorità locali affermano che ci vorranno giorni prima che l’emergenza acqua finisca.
 
Secondo il NY Times, lo stabilimento Freedom Industries, nei giorni scorsi, per un guasto tecnico ha contaminato il fiume Elke con 28. 000 litri di sostanze chimiche, infiltratesi negli impianti di trattamento delle acque. 300.000 residenti da una settimana non possono più usare l’acqua del rubinetto per cucinare, lavare i piatti, i vestiti e farsi il bagno. Il solo utilizzo consentito dell’acqua per la popolazione è per lo scarico dei bagni. Sono numerose le persone che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere per problemi di nausea, vomito, diarrea, mal di testa, irritazione della pelle. Tutti sintomi dovuti all’aver bevuto o essersi lavati con l’acqua contaminata.
Lo Stato della West Virginia vive ormai da anni una tribolata storia di regolamentazione delle aziende chimiche e minerarie che rappresentano il cuore della sua economia. Gli alti livelli di inquinamento riscontrati nelle acque degli 1,2 milioni di chilometri di corsi d’acqua dello stato ne stanno mettendo a serio rischio l’equilibrio ambientale.
Angela Rosser, direttrice esecutiva della West Virginia Rivers Coalition, dichiara al New York Times: “Dobbiamo osservare il nostro intero sistema e fare alcune serie riflessioni per riforme altrettanto serie, e dare valore alle nostre risorse naturali rispetto agli interessi industriali. Le autorità devono ancora spiegare perché a un deposito di sostanze chimiche sia stato permesso di essere così vicino al fiume e agli impianti di purificazione dell’acqua per uso domestico”.
Angela Rosser ha fatto notare che il sito dove è avvenuta la fuoriuscita non era sottoposto a controlli federali o statali dal 1991. Le leggi della West Virginia non prevedono le ispezioni per i siti dove sono immagazzinate le sostanze chimiche, ma solo per quelli che le producono. Per questo il governatore democratico della West Virginia, Earl Ray Tomblin, ha dichiarato di essere al lavoro con Randy Huffman, il segretario del dipartimento di Stato per la protezione ambientale, per trovare il modo di evitare che in futuro avvengano incidenti simili.
Nessuna accusa formale è stata rivolta alla Freedom Industries, proprietaria del deposito da cui sono fuoriuscite le sostanze, ma un’indagine federale è in corso.
Ma il problema riguardo l’inquinamento dei corsi dei fiumi non riguarda solo lo Stato della West Virginia. Infatti la Us Environmental Protection Agency (Epa) a metà del 2013, ha lanciato un allarme su tutto il territorio degli Stati Uniti, dove quasi il 60% dei fiumi americani sarebbe gravemente inquinato, al punto da mettere a rischio la vita acquatica.
Ad utilizzare acqua inquinata, secondo la Environment protection agency (Epa), sono oltre 40 milioni di americani.
Secondo l’Epa nel 30% dei fiumi a stelle e striscie si riscontano alti livelli di fosforo, mentre nel 40% dei casi, l’azoto rappresentare l’agente inquinante più presente, causando l’aumentare della produzione di alghe, che a loro volta abbassano il livello di ossigeno nelle acque e danno vita ad un fenomeno chiamato eutrofizzazione.
Sempre sencondo Epa l’inquinamento da mercurio è invece un aspetto più preoccupante: l’Epa ha calcolato che in 13.000 miglia di fiumi vivono pesci con livelli eccessivi di mercurio, cosa pericolosa sia per il consumo umano che per la balneazione in quelle acque.
 
Fonte: nytimes.com
 
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